- Numero 3
- 2010
- N. 3
- 2010
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Alessandro Dozio
«Jubilus» et «suavitas»: le malentendu de la légèreté dans la musique de Luigi Boccherini
La musica di Boccherini è stata a tratti l’oggetto di un malinteso, di un cattivo ascolto, nel senso letterale del termine. Le si è rimproverato un tono leggero, inteso quale superficialità dell’intenzione. Questo articolo vuole mostrare come tale rimprovero sia infondato, argomentando che nell’opera di Boccherini traspare un concetto ben più profondo della leggerezza. Edificata sulle idee di suavitas e di jubilus, la disciplina boccheriniana della leggerezza presuppone contenuti che vanno oltre la disinvoltura della tecnica strumentale di cui il virtuoso era capace. Un’analisi quantitativa della suddivisione dei tempi e dei gradi armonici dei movimenti di 82 opere grandi mira a illustrare un’altra dimensione della leggerezza boccheriniana intesa questa volta come leggiadria, come equilibrio fra la spontaneità creatrice dell’artista e la norma imposta da forme musicali date. L’analisi qualitativa di passi scelti dal repertorio cameristico si propone infine di evocare un terzo aspetto della leggerezza: la levitas, intesa come elevazione che trascende i dubbi e la tristezza dell’artista nella purezza dell’espressione musicale.
Boccherini’s music has been the object of a misunderstanding. A lightness meant as shallowness of content has been reproached to the artist. This article strives to demonstrate that such a reproach is unfounded. We argue that Boccherini’s work springs from a complete discipline of lightness built upon the ideas of suavitas and jubilus. This discipline goes well beyond the simple lighthandedness of the instrumental virtuoso Boccherini was. A quantitative analysis dealing with the tempos and the harmonic degrees subdividing the movements of 82 opere grandi is presented to illustrate another dimension of lightness intended as leggiadria, as delicate balance between the artist’s spontaneous creativity and the norm of given musical forms. Qualitative analyses of chosen chamber pieces are also proposed to show a third feature of Boccherini’s discipline of lightness meant this time as levitas, as elevated poise transcending into the purity of the musical expression the doubts and the sadness of the artist.