Editoriale

Marco Mangani

1.
Nel saggio che compare su questo numero, Loukia Drosopoulou fa il punto sul lascito boccheriniano della Biblioteca Reale di Berlino; prende tra l’altro le mosse da un saggio di Klaus Fischer dal titolo Die Partiturmanuskripte von Instrumentalwerken Boccherinis in der ehemaligen Königlichen Hausbibliothek in Berlin («Studi musicali», 37, 2008, pp. 469-501); uno di quei lavori benemeriti che i corifei del postmodernismo invitano a sottovalutare, in quanto dediti “positivisticamente” allo studio delle fonti musicali. Scorrendo quell’articolo, il lettore boccheriniano avrà un sobbalzo: tra i manoscritti della Biblioteca prussiana riemersi in Russia c’è anche quello della sinfonia in re maggiore op. 37 n° 2, G 516, ovvero la sinfonia che Boccherini asserisce di aver regalato a Pleyel in ultima istanza al termine della seconda trattativa con l’editore parigino, e che il catalogo Baillot (noto da sempre grazie alla copia fattane da Louis Picquot nella sua monografia) registra diligentemente, pur proponendone un incipit musicale palesemente errato; ma che tutti gli studiosi boccheriniani avevano dato per persa, tanto che la stessa prima edizione del catalogo Gérard si era dovuta limitare alla notizia di un perduto manoscritto registrato nel lascito della biblioteca di Federico Guglielmo II. Ancor più incredibilmente, da alcuni anni di quella sinfonia esiste un’incisione discografica, come mi ha segnalato Alessandro Mastropietro, studioso boccheriniano che i lettori di questa rivista conoscono bene, al quale devo anche la segnalazione dell’importanza del saggio di Fischer. Come si diceva, il perduto manoscritto della sinfonia G 516 è infatti nel frattempo riemerso, è noto ai russi almeno dal 2004 ed è conservato presso il Museo Glinka di Mosca: si tratta di uno dei tanti documenti provenienti dalla ex Biblioteca Reale prussiana che finirono in Unione Sovietica durante il secondo dopoguerra. Sulla base di quel manoscritto, il complesso russo di strumenti originali «Pratum Integrum Orchestra» ha effettuato nel 2010 la prima (e tuttora unica) registrazione mondiale della sinfonia G 516 di Luigi Boccherini per l’etichetta Caro Mitis. Il disco è attualmente di non facile reperimento in Italia, ma siamo in grado di prometterne la recensione per il prossimo numero della nostra rivista.

2.
Da questo numero compare sul frontespizio della nostra rivista il logo della Asociación Luigi Boccherini di Madrid. Non si tratta solo del dovuto ringraziamento per il contributo fattivo offerto dagli amici spagnoli alla realizzazione del Boccherini Online, ma di qualcosa di assai più profondo: si tratta di esplicitare una collaborazione scientifica ormai quasi decennale entro la quale, come dimostrano anche gli articoli e le recensioni presenti in questo numero, l’Asociación e il Centro Studi giocano del tutto alla pari. Un sentito ringraziamento va dunque a tutta l’Asociación, e in particolare al suo presidente, José Antonio Boccherini Sánchez, anima infaticabile della ricerca boccheriniana a livello mondiale.

3.
Colgo l’occasione, infine, per segnalare l’uscita di un volume che si prefigura come una tappa fondamentale della ricerca boccheriniana, comunque si valutino i singoli saggi che lo compongono (valutazione che questa rivista, per correttezza, non effettuerà, poiché sono parte in causa alcuni dei suoi animatori, ivi compreso chi scrive):

Undesrtanding Boccherini’s Manuscript, ed. Rudolf Rasch, Cambridge Scholars Publishing, 2014
.

Auguriamoci che questa nuova impresa scientifica costituisca a sua volta il punto di partenza per ulteriori studi, e che le istituzioni pubbliche e i soggetti privati non manchino di prestare a questi aspetti della cultura tutta l’attenzione che meritano: i beni musicali, come tutti i beni culturali, sono un patrimonio senza il quale l’Europa non vive.

Buona lettura