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La festa teatrale nel Settecento. Dalla corte di Vienna alle corti d'Italia, atti del Convegno Internazionale di Studi, Reggia di Venaria, 13-14 novembre 2009, a cura di Annarita Colturato e Andrea Merlotti, Lucca, Libreria Musicale Italiana, 2011

Con la locuzione "festa teatrale" si è soliti indicare un componimento drammatico-musicale in uso nel XVII e XVIII secolo in cui soggetto mitologico (e/o allegorico) e sontuosità dell'apparato sceno-tecnico sono elementi funzionali all'esaltazione e celebrazione d'importanti eventi di corte quali genetliaci, onomastici, incoronazioni o nozze. Tuttavia l'affinità con altre forme di spettacolo encomiastico tipiche dell'Ancien Régime genera – e generava anche allora – non poca confusione. Se, infatti, le dimensioni ridotte spesso distinguono la festa teatrale (solitamente in una o due parti) dal coevo dramma musicale (in tre atti), con minor sicumera ci si può districare nel sottobosco di generi e sottogeneri consimili. Molte, ad esempio, sono le eccezioni alla tassonomia che vorrebbe le feste teatrali più solenni e ampie delle azioni teatrali, e molte sono le nomenclature interscambiabili, come quelle di "serenata" e "cantata" che potevano essere assegnate allo stesso componimento in altre occasioni presentato sotto l'etichetta di "festa teatrale" (esemplari i casi dell'Ascanio in Alba di Mozart o dell'Orfeo ed Euridice di Gluck).

Il volume a cura della musicologa Annarita Colturato e dello storico sociale Andrea Merlotti è dedicato proprio alla produzione encomiastica settecentesca, che rappresenta l'apice della suddetta moltiplicazione di forme e denominazioni. Frutto della pubblicazione degli atti del convegno internazionale di studi organizzato il 13 e 14 novembre 2009 alla reggia di Venaria (cornice evidentemente scelta in ossequio al genius loci), questa miscellanea propone una riflessione interdisciplinare da parte di musicologi, teatrologi e storici, condotta sulla scorta del dibattito scientifico sviluppatosi negli ultimi tempi attorno al cerimoniale di corte (cfr. la Premessa a firma dei due curatori, pp. VII-IX). Il ruolo che all'interno del cerimoniale gioca lo spettacolo musicale diventa il tema conduttore di un itinerario di viaggio che da Vienna giunge fino alle corti italiane, non disdegnando alcuni "fuori programma" presso le corti di Dresda e Lipsia.

Il compito di aprire il volume spetta al saggio di Andrea Chegai intitolato Configurazione scenica e assetto drammatico nelle feste teatrali del Metastasio. Dopo un breve e puntuale riepilogo delle principali posizioni critiche sulla tassonomia dei generi del teatro celebrativo settecentesco, Chegai si addentra nella produzione encomiastica metastasiana evidenziandone tratti salienti e facendo emergere un'inedita concezione dialogante tra dramma musicale, festa e azione teatrale.

Anche Andrea Sommer-Mathis ad apertura del suo contributo (Il Parnaso confuso e altre feste teatrali della corte viennese nel Settecento) tiene a precisare quali siano le coordinate di genere e i punti fermi della produzione encomiastica settecentesca. Nel tracciare un quadro di riferimento, Sommer-Mathis si mostra meno possibilista di Chegai circa la suddivisione in scene delle feste teatrali, di cui la teatrologa austriaca nega recisamente l'esistenza; per il musicologo italiano, al contrario, la cosa non è sempre da escludere («suddivise o meno in scene», p. 5). La disamina effettuata in questo saggio mette bene in evidenza come alla corte di Vienna l'occasione e il contesto per cui e in cui veniva creato uno spettacolo musicale fossero determinanti nella scelta e definizione dello stesso, ma soprattutto quanto in ragione di questi fattori si potessero osare sperimentazioni e innovazioni.

Il saggio di Elena Sala Di Felice, La florida e canora famiglia di Mara Teresa, ci obbliga a restare ancora alla corte di Vienna, questa volta esaminando quella parte del teatro encomiastico metastasiano che più mise in difficoltà il poeta cesareo: i componimenti festivi composti per l'interpretazione dei giovani membri della famiglia imperiale. I rigidi formalismi e le affettazioni che la dimensione privata delle rappresentazioni comportava, nonché il fatto stesso di dover far calcare le scene a nobili ma inesperti interpreti imposero non poche limitazioni alla creatività del Metastasio, costretto a gestire schemi drammatici e ambientazioni a volte troppo ripetitivi.

Il ballo quale elemento strutturale della costruzione celebrativa cortigiana è al centro del contributo a firma di Angela Romagnoli, «Va': della danza è l'ora». Balli da festa a Vienna nel Settecento. Il riferimento non è ai balli in maschera o ai momenti ricreativi che pure facevano parte dei festeggiamenti di corte, bensì alla danza e, più in generale, all'elemento coreutico che nelle feste teatrali si legano all'azione contribuendo al pari e in accordo con le altre componenti artistiche alla fastosità dello spettacolo celebrativo. L'analisi della musicologa "cremonese" è corredata da un opportuno apparato di esempi musicali (gli unici di tutta la miscellanea).

Segue il saggio di Raffaele Mellace dal titolo Musica e politica. Hasse e la festa teatrale tra Napoli, Dresda e Vienna. La produzione encomiastica di Hasse è legata alla sua permanenza a Napoli, Dresda e Vienna. Da queste tre tappe della carriera del Sassone Mellace ricostruisce un percorso musicale e politico, in un'Europa che vede Asburgo e Borbone intessere rapporti e alleanze. Mellace dissemina questo viaggio nella produzione encomiastica di Hasse d'interessanti ipotesi e ricostruzioni, alla ricerca di testimoni mancanti e varianti d'autore e non (talora adombrando coinvolgimenti esterni da parte di colleghi di Hasse, p. 120).

Il contributo di Alberto Rizzuti, Ercole, Bach e un principe storpio, è dedicato al dramma musicale (o cantata profana) di Johann Sebastian Bach «Laßt uns sorgen, laßt uns wachen» (BWV 213) e al tema dell'Ercole al bivio abilmente declinato dal compositore di Eisenach in onore dell'undicesimo compleanno di Federico Cristiano, principe ereditario dell'Elettorato di Sassonia affetto da zoppia sin dalla nascita. Rizzuti propone diversi interessanti spunti di riflessione, guidando il lettore in un percorso che, al pari del bivio davanti al quale si trova il forzuto semidio, obbliga a ben ponderare sulla direzione da intraprendere. L'insidia principale è rappresentata dalla lettura gender proposta recentemente da Don Harrán («Acta musicologica», LXXIX/1, 2007, pp. 113-50). In realtà Rizzuti s'inoltra su questo terreno accidentato allo scopo di suggerire un'analisi antitetica a quella di Harrán, dimostrando come in Bach prosodia e orchestrazione vadano in tutt'altra direzione rispetto a quanto il testo poetico di Picander sembrerebbe suggerire. La parte più convincente del saggio di Rizzuti sta proprio nell'analisi numero per numero del dramma musicale di Bach, un'analisi pluridirezionale e molto attenta alle sfumature retoriche che si celano dietro scelte poetiche, concatenazioni armoniche, orchestrazione, tessiture e colori vocali, strutture melodiche. Una piccola osservazione di carattere redazionale. Nel giro di poche pagine il titolo Ercole al bivio è citato rispettivamente nella traduzione tedesca corrente Herkules auf dem Scheidewege (come da saggio di Panofsky sulla fortuna iconografica del tema, p. 131 n. 6), nella sua veste grafica "antica" Herkules auf dem Scheide=wege (tale e quale si presenta nell'edizione a stampa della fonte letteraria di Picander, p. 130 n. 4) e nella micro-variante di quest'ultima Herkules auf dem Scheide=Wege (citazione esatta del titolo del concerto per tre voci e strumenti di Reinhard Keiser, p. 132). Tale fedeltà al testimone (ancorché non funzionale ad alcuna analisi o ragionamento critico) avrebbe qui potuto cedere il passo a una più agile e intellegibile normalizzazione grafica.

Dopo Vienna e i "fuori programma" a Dresda e Lipsia, il viaggio prosegue verso l'Italia con il saggio di Andrea Merlotti intitolato «Il y a ici quelque étiquette?». Cerimonie e sociabilità per la visita di Giuseppe II a Torino nel 1769. Il termine "sociabilità", che la sociologia contemporanea ha adottato per neutralizzare la connotazione valutativa espressa dal termine "socialità" e allargarne la sfera di pertinenza a rapporti di contrasto o non necessariamente positivi, è qui impiegato con riferimento alla visita di Giuseppe II a Torino fra l'11 e il 19 giugno 1769. La scelta dell'imperatore di presentarsi in incognito (nelle vesti di semplice ufficiale e sotto le mentite spoglie di conte di Falkenstein) e l'esplicita richiesta di ridurre al minimo il cerimoniale di corte, infatti, procurarono ai Savoia non pochi grattacapi nell'organizzazione dei festeggiamenti ufficiali. Interessante il ruolo della Società dei Cavalieri, nella persona del conte Costa di Carrù.

Il contributo di Franca Varallo, Cerimonie ed etichetta per le feste matrimoniali a Torino nella seconda metà del Settecento, prende in esame i festeggiamenti organizzati in occasione di sei nozze sabaude: tre di futuri sovrani con tre principesse straniere, e tre di principesse sabaude con altrettanti principi stranieri. Sebbene la studiosa dichiari sin da subito che il suo intento è di porre l'accento su alcuni aspetti finora trascurati dalla letteratura critica, il fatto che gli unici riferimenti alla musica riguardino balli in maschera e qualche concerto lascia al lettore l'erronea convinzione che nessuna festa o azione teatrale abbia avuto luogo in occasione dei festeggiamenti per i principeschi sposalizi.

Gli spettacoli musicali esclusi dalla trattazione di Varallo sono invece analizzati nel saggio di Annarita Colturato dal titolo Le feste teatrali di Gaetano Pugnani. Ritroviamo quindi alcune delle summenzionate celebrazioni nuziali corredate questa volta dai titoli delle feste teatrali messe in scena in occasioni così importanti. La produzione teatrale encomiastica del compositore e virtuoso del violino Pugnani consta di una favola pastorale – Issea (1771) – e due feste per musica – L'Aurora (1775) e Demetrio a Rodi (1789). Colturato mostra bene come il modello della pastorale-héroïque sia molte forte in Issea, ancora presente nell'Aurora (soprattutto per la persistenza di alcuni elementi bucolici) e sparisca del tutto nel Demetrio. Utili e molto dettagliate le schede informative relative a ciascun componimento, inserite in appendice al saggio.

Anch'esse andate in scena a Torino ma questa volta svincolate dai matrimoni della dinastia sabauda, le feste teatrali Il trionfo della pace di Francesco Bianchi e Bacco e Arianna di Angelo Tarchi sono al centro del contributo di Francesco Blanchetti, Francesco Bianchi e Angelo Tarchi autori di feste teatrali per il Teatro Regio di Torino (1782 e 1784). L'occasione dei festeggiamenti fu, infatti, offerta rispettivamente dalla visita dell'arciduca Paolo Petrovic (futuro zar Paolo I) e della consorte Maria Sofia del Württemberg nel 1782, e dal re di Svezia Gustavo III nel 1784. Blanchetti rende conto delle circostanze celebrative, come anche delle vicende legate alla creazione delle due feste (non mancando di dare dettagli sul ruolo della Società dei Cavalieri) e fornisce un'analisi puntuale della drammaturgia musicale di ciascun componimento.

Il contributo dello storico Carlo Capra (L'arciduca Ferdinando d'Asburgo a Milano tra governo dello Stato e vita di corte) prende spunto dai festeggiamenti per le celebrazioni del matrimonio milanese tra Ferdinando d'Asburgo e Maria Beatrice d'Este per dedicare un cammeo all'azione politico-familiare che nei decenni successivi il casato asburgico avrebbe esercitato su Milano.

Manfred Hermann Schmid, nel saggio dal titolo L'orchestra e le sue funzioni nelle azioni e feste teatrali di Mozart, dimostra come in Mozart l'orchestrazione e l'ampliamento dell'organico strumentale possano giocare un ruolo strutturale e suggerire nuovi principî per la sintassi musicale. Alcuni esempi sono presenti proprio nella sua produzione encomiastica che, ancora una volta, si conferma terreno di sperimentazioni.

Paolo Russo (Un catalogo della musica scenica settecentesca: Le feste d'Imeneo nella riflessione teatrale della Parma di Du Tillot) mostra come Frugoni abbia reinterpretato il soggetto e l'impianto drammatico di alcuni opéras-ballets francesi usati come modello per le sue Feste d'Imeneo andate in scena a Parma in onore delle nozze tra l'arciduca Giuseppe d'Asburgo e Isabella di Borbone. Molto pertinenti e interessanti le considerazioni sulla scenotecnica e la valenza amplificativa che essa ha sulla drammaturgia musicale.

La coppia reale composta dall'arciduca Paolo Petrovč e della consorte Maria Sofia del Württemberg passò anche per Parma e anche in questo caso la visita fu omaggiata con appropriati festeggiamenti. Per questa occasione fu commissionato al conte Carlo Castone della Torre Rezzonico e al compositore Giuseppe Sarti il dramma per musica Alessandro e Timoteo, cui Mercedes Viale Ferrero dedica un'attenta analisi scenotecnica nel saggio dal titolo «Potrà dirsi questo Dramma uno sforzo della Musica, e dell'Arti italiane per agguagliare i Greci». Alessandro e Timoteo a Parma, 1782. A differenza dei casi parmigiani finora passati in rassegna, il dramma per musica di Rezzonico si differenzia per aver tratto spunto da un modello letterario inglese. A Napoli spetta ospitare l'ultima tappa del viaggio tra le feste teatrali settecentesche proposto dalla presente miscellanea. E il musicologo Lucio Tufano chiude con un esempio triplo. Ciascuno dei compositori citati nel titolo – «La speranza de' regni». Celebrazioni e spettacolo in tre 'feste' napoletane: Paisiello (1768), Jommelli (1772), Cafaro (1775) – è l'autore di una delle tre feste teatrali scritte in onore della medesima testa coronata: Ferdinando di Borbone. O meglio in onore rispettivamente delle sue nozze con l'arciduchessa Maria Carolina d'Austria, della nascita della primogenita Maria Teresa Carolina e di quella dell'erede al trono Carlo Tito Francesco Gennaro. L'analisi di Tufano è condotta su alcuni parametri ben definiti: le differenti strategie encomiastiche dei tre librettisti/drammaturghi (Bassi, Sarcone e Mattei), le peculiarità di ciascuna dei tre impianti scenografici, le proporzioni e la durata dei numeri musicali, le compagini orchestrali, l'impiego diffuso di recitativi orchestrati, i numeri d'apertura (corali) e i numeri di chiusura (d'insieme), funzione del ballo.

Le citazioni nel corpo del testo, coerenti in ciascun saggio, sono diseguali nel complesso del volume; nella maggior parte dei casi, secondando criteri internazionali, le citazioni sono in lingua originale, ma a questo principio fanno eccezione le citazioni in latino del saggio di Elena Sala Di Felice, che in nota fa seguire la traduzione italiana, e una piccola svista di Russo che inserisce a testo un virgolettato tradotto in italiano ma riferito a una nota pubblicazione in francese (p. 262).

Le tavole, corredo iconografico di alcuni saggi, sono opportunamente raccolte in un'unica appendice posta alla fine del volume.

(Marco Gurrieri)