Annata N.4 (2011)

Marco Mangani
Nota su Boccherini e Pleyel

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In un articolo del 1997,1 Remigio Coli e l’autore della presente nota dimostrarono per la prima volta come la numerazione assegnata da Boccherini alle proprie composizioni, e riportata nel celebre catalogo byc,2 non fosse stata stabilita una volta per tutte all’inizio della carriera del compositore, ma avesse subito modifiche nel tempo. Da questa constatazione, tanto nuova per i tempi quanto incontrovertibile, nonché dall’esame delle sue implicazioni, discendeva un’ipotesi forte: che Boccherini avesse, in sostanza, riciclato a beneficio di Federico Guglielmo II di Prussia (al servizio del quale il lucchese entrò, senza mai recarsi a corte, il 21 gennaio 1786) molta musica composta in precedenza.

Oggi quest’ipotesi sembra ricevere conferme grazie agli studi condotti da Germán Labrador sulle fonti manoscritte, i cui esiti, presentati nel recente convegno internazionale Luigi Boccherini y la música de su tiempo II, tenutosi a Madrid dal 2 al 4 novembre 2011, saranno presto resi noti in forma scritta. Inoltre, il recentissimo lavoro di Loukia Drosopoulos sui Quintetti a due viole sembra confermare pienamente la tendenza di Boccherini a recuperare dal passato brani non utilizzati, per proporli come nuovi ai suoi committenti.3

Un’operazione musicologica analogamente innovativa fu compiuta da chi scrive in occasione del secondo centenario della nascita di Boccherini.4 Per la prima volta, venivano presi in considerazione i veri catalogi autografi di Boccherini, ossia quelli esemplati dal musicista in relazione alle trattative condotte tra il 1796 e il 1799 con l’editore Pleyel. Oggi tali cataloghi fanno parte del dibattito musicologico corrente, e sono stati recentissimamente riesaminati da Remigio Coli.5 Tuttavia, se ribadiamo qui il primato nella considerazione di tali fonti è per amor di verità; e anche per ricordare che da quell’esame discendeva un’altra ipotesi forte, un’ipotesi che, negli anni successivi, pare essere stata accolta con cautela, e talvolta con scetticismo, ma che in questa sede ci sentiamo di ribadire con fermezza e convinzione: non solo Boccherini, in quelle trattative, non fu raggirato da Pleyel, ma cercò, entro confini di decenza etica, di trarre il massimo del vantaggio dalla propria produzione. In particolare, la numerazione che risulta dalla versione definitiva del catalogo di Boccherini6 è il frutto di una revisione operata dal compositore nel 1797, il cui scopo era quello di suddividere per quanto possibile i lotti venduti a Pleyel in opere di sei brani ciascuna, nonché di ricostruire uno scenario credibile agli occhi dell’editore.


1 marco mangani – remigio coli, Osservazioni sul catalogo autografo di Luigi Boccherini: i quintetti a due violoncelli, «Rivista Italiana di Musicologia», XXXII/2, 1997, pp. 315-326.

2 Si tratta del catalogo pubblicato in appendice a alfredo boccherini y calonje, Luis Boccherini. Apuntes biográficos y catálogo..., Madrid, Rodero, 1879, pp. 29-40 (ora riprodotto in Boccherini en familia..., estudio preliminar y notas por Jaime Tortella, Madrid y Sant Cugat, Asociación Luigi Boccherini – Editorial Arpegio, 2010, pp. 35-46; d’ora in poi byc).

3 loukia drosopoulou, Luigi Boccherini’s String Quintets with Two Violas Opp. 60 and 62 (G 391-402): A Re-Examination of Their Origin, che compare sull’ultimo numero (III) della rivista «Boccherini Studies».

4 mangani, Luigi Boccherini, Palermo, L’Epos, 2005, passim, e in part. le pp. 187-208.

5 remigio coli, Cosa c’è dietro i vecchi cataloghi, anch’esso in «Boccherini Studies», III.

6 Ci riferiamo agli unici due cataloghi attualmente riconducibili al compositore che possano definirsi completi (a parte le omissioni intenzionali dello stesso Boccherini), ossia il Catalogue des ouvrages de musique composés par Luigi Boccherini redatto da Pierre-Marie-François Baillot (Paris, Bibliothèque Nationale, Vma ms 1074, d’ora in poi baillot) e il già citato catalogo byc (cfr. nota 2).

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