Annata N.4 (2011)

Matteo Giuggioli
Quintetto "afandangado". Il giovane Boccherini e il richiamo del fandango

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In una composizione strumentale del secondo Settecento i topoi possono essere evocati, in modo più o meno sfumato, da uno o più parametri strutturali (melodia, armonia, ritmo, timbro, texture) e possono incidere su porzioni di brano di diversa estensione.1 Con il loro potenziale semantico possono colorire fugacemente un dettaglio, uno spazio funzionale completo, un intero movimento.2 Nel Quintetto in do minore op. 10, n. 3 G 267 di Luigi Boccherini3 si va ancora oltre. C'è una figura espressiva che, emergendo in varie conformazioni musicali e a gradi diversi di evidenza, permea non solo il primo movimento, ma tutta la composizione, nelle quattro parti in cui essa si suddivide. Il topos crea un nesso tra i movimenti; trasformando il Quintetto in un insieme organico diviene una idea centrale per quella che definirò la sua configurazione narrativa. Designo così, rifacendomi alla


1 Il primo a individuare nei topoi una dimensione compiuta e distintiva della retorica musicale del secondo Settecento fu Leonard Ratner. I topoi costituiscono un codice di figure espressive reperibile nella musica tardo settecentesca, strumentale e vocale. Tali figure rimandano a immagini, azioni, categorie del gusto a loro volta codificate nella cultura contemporanea, evocandole all'interno di una composizione musicale autonoma attraverso la citazione, la stilizzazione, l'imitazione di elementi sonori caratteristici. Una danza può essere richiamata dall'apparizione di un particolare profilo ritmico o melodico, una scena di caccia dalla riproduzione di un segnale sonoro tipico, una tempesta ricorrendo alle invenzioni della pittura sonora che all'epoca vantava già una tradizione secolare. Alle immagini alluse dai topoi si collegano simbolicamente determinati ambiti affettivi. Si veda leonard g. ratner, Classic Music: Expression, Form, and Style, New York, Schirmer Books, 1980, pp. 9-30. Per uno sguardo riassuntivo sul dibattito musicologico sorto intorno ai topoi si veda nicholas mckay, On Topics Today, «Zeitschrift der Gesellschaft für Musiktheorie», IV/1-2, <www.gmth.de>, 2007.

2 Il rapporto tra topoi e struttura della composizione è affrontato, sulla scorta di una prospettiva teorica originale e dell'analisi del Finale del Quartetto per archi op. 76, n. 4 di Haydn, in lawrence zbikowski, Dance Topoi, Sonic Analogues and Musical Grammar: Communicating with Music in Eighteenth Century, in Communication in Eighteenth-Century Music, ed. by Danuta Mirka and Kofi Agawu, Cambridge, Cambridge University Press, 2008, pp. 283-309.

3 Ricordo che l'op. 10 è la prima raccolta di Quintetti con due violoncelli compilata da Boccherini. I sei Quintetti (G 265-270) furono scritti nel 1771 per l'infante don Luis, dall'anno precedente protettore del compositore, e pubblicati a stampa, come op. 12, per la prima volta nel 1774 dall'editore Vénier a Parigi. All'edizione Vénier farò riferimento per gli esempi musicali di questo articolo relativi al Quintetto op. 10, n. 3.

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