Annata N.3 (2010)

Alessandro Mastropietro
Tra forma-sonata e rondò: una nuova forma ibrida dell’ultimo Boccherini sopra lo sfondo del classicismo viennese?

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Nella produzione cameristica boccheriniana dell’ultima decade, si nota in numerosi brani – perlopiù tempi veloci, apparentemente strutturati sullo schema della forma-sonata – un’indicazione di ritornello del tutto anomala in relazione allo schema di quella forma storicamente acquisito.1
Il ritornello riguarda la sezione di sviluppo, con la collocazione del segno terminale immediatamente prima dell’avvio della riesposizione o ripresa (nel qual caso il contenuto del ritornello corrisponde esattamente alla sezione di sviluppo), oppure più in anticipo rispetto a questo snodo (nel qual caso il ritornello lascia fuori una porzione finale dello sviluppo, ad es. la sola estesa ‘dominante strutturale’ che preannuncia la tonalità d’impianto nella riesposizione). La successiva sezione di riesposizione non viene invece ripetuta; l’anomalia sta, dunque, nella limitazione del ritornello al solo sviluppo, laddove – è noto – esso dovrebbe coprire insieme sviluppo e ripresa indissolubili quali seconda grande parte della forma.

L’inizio di questo ritornello anomalo – e dunque della sezione di sviluppo – è peraltro introdotto sempre da un breve raccordo, consistente in poche battute poste al termine dell’esposizione quale parte integrante di essa (precedono infatti il primo segno di ritornello): il loro tragitto tonale dominante --> tonica (o mediante --> tonica in caso di forma-sonata in tonalità minore) permette di ricollegarsi senza soluzione sia alla ripetizione dell’esposizione, sia all’avvio dello sviluppo, che in questi casi boccheriniani prende le mosse quasi sempre dal primo tema (o da una sua variante) alla tonalità d’impianto (o da un luogo armonico-tonale di essa vicario); si tratta dunque di un connettivo passe-partout tra le due grandi parti della forma, non infrequentemente utilizzato anche in forme-sonata di autori del classicismo viennese, e presente pressoché regolarmente nei movimenti in forma-sonata dell’ultimo Boccherini.2


1 Non è mia intenzione contraddire la tesi di fondo del volume di charles rosen, Le forme sonata (1980), trad. dall’inglese di Riccardo Bianchini, Milano, Feltrinelli, 1986, cui rinvio come la trattazione tuttora più appropriate della questione delle forme nel secondo Settecento strumentale. Per una trattazione di “vecchia scuola”, ma in sostanza corretta e ben documentata delle forme strumentali (l’autore era un triestino di inizio Novecento, dunque ben conscio della cultura strumentale mittel-europea e di alcune sue avanzate – allora – letture analitiche), faccio riferimento a giulio bas, Trattato di forma musicale, Milano, G. Ricordi & C., 1922.

2 A memoria, ne ricordo l’esistenza nel primo movimento della Sinfonia Hob. I:88 in Sol Magg. di Haydn. Beninteso, non si sta parlando del connettivo alternativo (prima / seconda volta) che raccorda in modo differente la fine dell’esposizione alla sua ripetizione prima, e all’inizio dello sviluppo poi: il differenziarsi dei due connettivi è anche un differenziarsi del loro tragitto tonale, laddove qui il tragitto è unico e orientato verso la tonalità d’impianto.

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