Annata N.3 (2010)

Riassunto in italiano

La musica di Boccherini è stata a tratti l’oggetto di un malinteso, di un cattivo ascolto, nel senso letterale del termine. Le si è rimproverato un tono leggero, inteso quale superficialità dell’intenzione. Questo articolo vuole mostrare come tale rimprovero sia infondato, argomentando che nell’opera di Boccherini traspare un concetto ben più profondo della leggerezza. Edificata sulle idee di suavitas e di jubilus, la disciplina boccheriniana della leggerezza presuppone contenuti che vanno oltre la disinvoltura della tecnica strumentale di cui il virtuoso era capace. Un’analisi quantitativa della suddivisione dei tempi e dei gradi armonici dei movimenti di 82 ‘‘opere grandi’’ mira ad illustrare un’altra dimensione della leggerezza boccheriniana intesa questa volta come leggiadria, come equilibrio fra la spontaneità creatrice dell’artista e la norma imposta da forme musicali date. L’analisi qualitativa di passi scelti dal repertorio cameristico si propone infine di evocare un terzo aspetto della leggerezza: la levitas, intesa come elevazione che trascende i dubbi e la tristezza dell’artista nella purezza dell’espressione musicale.

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