Annata N.2 (2009)

Federica Rovelli
I rondo “espliciti” di Haydn.
Problemi metodologici e punti di contatto col repertorio strumentale italiano

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Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, e a differenza di molti suoi contemporanei, Haydn impiegò il termine "rondo" in pochissimi casi; eppure, a uno spoglio anche sommario della letteratura scientifica a lui dedicata, la quantità di brani di questo tipo ascrittagli risulta tutt'altro che esigua. L'incongruenza non è frutto di errori di attribuzione che attendono ancora di essere smascherati, ma del fatto che la presenza del principio formale dell'alternanza - generalmente sintetizzato dalla stringa alfabetica A B A C A e associato al termine - è stata ritenuta da molti studiosi la condizione necessaria e sufficiente per il riconoscimento di qualsiasi rondò.1 Sebbene non si intenda screditare questo criterio identificativo, e tanto meno negare la possibilità di adottare questa definizione in casi privi di un chimerico "imprimatur d'autore", rimane il fatto che il compositore austriaco impiegò il termine molto raramente e quasi mai in riferimento al principio formale sommariamente descritto: il dato in sé è già degno di attenzione. A ciò si aggiunga che, casomai, egli utilizzò la denominazione in questione in riferimento a strutture molto più simili alla forma sonata monotematica e che, addirittura nella totalità dei suoi rondo "espliciti", sono presenti sì delle costanti, ma non di tipo morfologico.2 Anche in questa circostanza, dunque, il «caso Haydn» manifesta immediatamente una particolare «vitalità nel porre in dubbio nozioni e valutazioni critiche consolidate, evidenziando la debolezza concettuale di molte definizioni correnti»,3 nel caso specifico, portandoci a riconsiderare la definizione di rondò oggi comunemente accettata.

Preso atto del problema, la selezione di brani che si è scelto di affrontare, in maniera pressoché sperimentale, è costituita unicamente da rondò "espliciti": nei brani denominati in tal modo è stato infatti individuato il corpus ideale da cui desumere quel sistema di regole "immanenti" evidentemente presupposte al momento della composizione.4


1 D'ora in avanti si impiegheranno le varianti allografiche del termine "rondò" (in particolare rondo e rondeau) in base alle consuetudini dei singoli compositori; nel caso non si faccia riferimento a un brano o a un corpus particolare, verrà utilizzato invece l'allografo italiano "rondò".

2 Parlando di rondò "espliciti" ci riferiremo ai rondò esplicitamente denominati come tali contrapponendo ad essi i rondò "impliciti", vale a dire tutti quei brani che, pur non essendo contraddistinti da una simile indicazione, possono essere ricondotti alla medesima categoria. A proposito di questa distinzione si veda: federica rovelli, Il rondò strumentale alla fine del XVIII secolo: aspetti storici e teorici, Tesi di dottorato, Università degli studi di Pavia, 2007/2008, pp. 17-22.

3 andrea lanza, Introduzione, in Haydn, a cura di Andrea Lanza, Bologna, il Mulino, 1999 (Polifonie: Musica e spettacolo nella storia), p. 7.

4 L’effettiva presenza della denominazione, in tutti i casi considerati, trova riscontro in materiali autografi o in edizioni particolarmente autorevoli. I dati relativi a tali riscontri sono stati desunti dai Kritische Berichte dei Joseph Haydn Werke, hrsg. vom Joseph Haydn-Institut, Köln unter der Leitung von Georg Feder, München, Duisburg, Henle Verlag.

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