Editoriale

Marco Mangani

Ecco il nuovo numero della nostra rivista: come già il precedente, resterà aperto fino alla fine del mese di novembre 2009 per accogliere nuovi contributi in tutte le sue sezioni.

Come avevamo preannunciato, questo numero vuol rendere omaggio a Joseph Haydn nel secondo centenario della morte: lo fa con un articolo di taglio analitico che riconsidera, con approccio innovativo, l’atteggiamento del compositore austriaco nei confronti delle diverse forme di rondò, ponendo in luce anche alcune relazioni con la coeva produzione strumentale italiana.

Il lettore troverà inoltre nelle sezioni apposite una nuova recensione discografica e un resoconto dettagliato dell’evento Io e Luigi veri amici, curato da Antonello Farulli e Carla Nolledi nell’ambito delle iniziative didattiche del nostro Centro Studi.

La redazione sta inoltre lavorando con particolare attenzione alla sezione Divulgazione, che intende porsi, appena sarà avviata, come un momento centrale dell’attività della rivista. Cerchiamo di spiegarne le ragioni.

Lo scorso 17 maggio l’inserto culturale del Sole 24 Ore ospitava a p. 41 una recensione (giustamente positiva) del libro di Carlo Bellora dedicato alla figura di Filippo Manfredi, il violinista che fu partecipe con Boccherini dell’esperienza del Quartetto Toscano e che lo accompagnò nel suo viaggio definitivo verso la Spagna. La recensione, che recava l’illustre firma di Quirino Principe, conteneva en passant il seguente brano, dalla chiusa sorprendente che sottolineiamo con un corsivo nostro:

Boccherini è musicista molto familiare, non agli italiani in quanto tali (il 94,62% dei quali ignora l’esistenza di Monteverdi o di Busoni) bensì almeno a chi fa della musica “forte” (come noi ci vantiamo di averla definita una volta per sempre) la propria professione. Ma, a parte il nome assai noto, forse è debole anche fra gli specialisti e gli amatori l’autentica conoscenza della sua musica.

Su questa affermazione, che suggella peraltro un pronunciamento perfettamente condivisibile, si possono formulare almeno due ipotesi:

1. l’illustre critico e studioso, sempre attento alle novità nel campo della ricerca musicologica (lo scriviamo con la massima convinzione e senza ombra di ironia), si è lasciato sfuggire la messe di lavori italiani spagnoli tedeschi israeliani statunitensi che da almeno un ventennio si producono sulla vita e sull’arte di Luigi Boccherini;
2. l’illustre studioso e critico non si è lasciato sfuggire la messe di lavori italiani etc., ma ritiene tuttavia che tali lavori non attestino una autentica (termine che segnaliamo al lettore per la sua impegnativa valenza epistemologica) conoscenza della musica di Boccherini.

Se fosse vera la seconda ipotesi, gli studiosi boccheriniani avrebbero forse il diritto, dato il prestigio dell’autore e la visibilità della sede, di esser chiamati almeno all’onere della prova, in un confronto con l’autore medesimo nella medesima sede: ma una garbatissima lettera da noi inviata (che il lettore trova riprodotta per intero qui) è caduta nel silenzio. Nel caso viceversa dovesse essersi verificata la prima ipotesi, si potrebbe concludere, con sufficienza, che si tratta di un problema dell’estensore dell’articolo; ma sarebbe un errore.

La vera questione è che gli esiti della ricerca musicologica sembrano stentare a imporsi come conoscenza diffusa e non specialistica. Che ciò derivi in parte dalla diffidenza che circonda la disciplina (emblematiche sono, in tal senso, le vicende degli istituendi licei musicali, dove si prevede una diminuzione dell’orario di Storia della musica nel secondo biennio e nell’ultimo anno), in parte dalla difficoltà di penetrare in circoli consolidati rompendo consuetudini inveterate (si noti quanto poco i musicologi sono chiamati a parlar di musica dalle sedi “visibili”, che prediligono invece musicisti, critici e letterati) è indubbio.

Ma quando si constata una deficienza di comunicazione, la prima cosa da fare, a nostro avviso, è interrogarsi sul proprio linguaggio e sulla propria disponibilità a “sporcarsi le mani” con la divulgazione.

Noi lo stiamo facendo, e ci attrezzeremo per parlare a un numero sempre più elevato di lettori. Saranno loro a decidere se ciò che divulgheremo attesta una conoscenza autentica della musica di Boccherini; ma crediamo che nessun lettore si aspetti questo.

Ciò che il lettore ha il sacrosanto diritto di attendersi è che chi parla di musica sia in grado di spendere parole sensate, supportate, chiare; e utili per orientare l’ascolto in una direzione proficua.

Noi le cercheremo, quelle parole, con tutta l’onestà intellettuale di cui siamo capaci.