Editoriale

Marco Mangani

Ecco una nuova rivista.

Nell'ambito degli studi umanistici, la nascita di una nuova rivista suscita inevitabilmente delle perplessità, e genera il sospetto che quella che si affaccia sulla scena della ricerca sia l'ennesima tribuna per articolisti senza altre vie.

Nel nostro caso, le perplessità saranno in prima battuta accresciute, crediamo, dal titolo.

Come? Ancora una Rivista che aspira a riparare alle Clamorose Ingiustizie inflitte dalla Storia al Genio Incompreso di turno? Si tratterà, qualcuno potrebbe concludere, della solita ombra di campanile: ITALIA -> Toscana -> Lucca -> Boccherini.

Potremmo partire, per rassicurare il lettore, dal fatto che Luigi Boccherini è una realtà sempre più presente nell'ambito del mercato discografico: le sue fortune, impennatesi clamorosamente tre lustri or sono in occasione dei duecentocinquant'anni dalla nascita, non paiono davvero essersi esaurite nel giro d'un paio di celebrazioni. Ma il «Boccherini Online», che nasce come una rivista di taglio scientifico e come tale intende svilupparsi, aspira anche ad essere una fonte di aggiornamento e di divulgazione destinata a una più ampia platea di lettori: lettori che tutti, specialisti o meno, saranno informati costantemente circa le novità che il mercato discografico riserva alla musica strumentale italiana del Settecento. Dunque, non se ne parlerà qui.

La questione di fondo è che Boccherini si sta rivelando sempre più come un affascinante oggetto di studio, e come un luogo d'osservazione privilegiato di alcuni temi forti della ricerca musicologica (dall'intertestualità alla prospettiva narratologica, dal ruolo della dimensione corporea nel far musica all'adeguatezza analitica dei tradizionali modelli morfologici), tanto da coinvolgere studiosi di massimo prestigio in campo internazionale. Se uniamo a ciò il consenso, sempre più prossimo all'unanimità, circa il valore intrinseco di molti capitoli della produzione boccheriniana, ci sembra che la scelta di dar vita a questa nuova rivista richieda minori giustificazioni.

La rivista tuttavia, ci preme sottolinearlo, non è e non vuol essere un «Boccherini Yearbook», un annuario boccheriniano. L'omaggio del titolo al compositore lucchese è infatti indiretto, mediato dal «Boccherini» cartaceo del diciannovesimo secolo: di quella rivista fiorentina, cui dettero vita nel 1862 la Società del Quartetto e l'editore Giovan Gualberto Guidi, questa del secolo ventunesimo, necessariamente online (scelta di cui rivendichiamo con forza la natura ecologica), vuol essere un'ideale prosecuzione; e vuol valorizzare attraverso gli studi, com'ebbe a fare la sua progenitrice, il patrimonio di musica strumentale del Settecento italiano tutto, e di quello ‘classico' in particolare.

Senza, tuttavia, dimenticare il contesto. Geografico: sono ben accetti contributi sulla musica teorica e pratica di tutta Europa. Di genere: saranno trattati danza, teatro e musica vocale. Storico-culturale, infine, con saggi di argomento non strettamente musicologico. Non vi sono limiti, purché un filo leghi saldamente gli argomenti scelti alla musica strumentale italiana del Settecento.

Già ora lanciamo pertanto il tema del prossimo numero: Haydn e l'Italia. Una scelta pressoché obbligata, visto che nel 2009 ricorre il bicentenario della morte del compositore austriaco. Questo è un invito rivolto a tutti gli studiosi interessati, affinché si colleghino ai link come contribuire e norme redazionali, e considerino la possibilità di questa nuova sede di pubblicazione, una diretta emanazione del Centro Studi Luigi Boccherini che già si avvale del contributo di studiosi italiani e stranieri e collabora con alcune prestigiose sedi universitarie.

Ciò detto, non ce ne vorrà il lettore se questo primo numero si apre davvero nel nome di Luigi Boccherini e, con il saggio di Jaime Tortella, rende giustizia al lucchese per alcuni torti inflittigli dalla storiografia dei due secoli passati. Mariateresa Dellaborra affronta poi un aspetto delicato e importante dei rapporti di Boccherini con l'editoria, mentre Remigio Coli si interroga sulle possibili implicazioni di alcune autocitazioni in merito alla religiosità del compositore.

Questo primo numero troverà compimento al termine del prossimo mese di novembre. Pazienti, dunque, il lettore, e avrà accesso anche alle recensioni librarie e discografiche, all'attualità e alle schede divulgative, grazie alle quali ci auguriamo di venir annoverati tra i contatti di lettori non specialisti.

Abbiamo cercato di iniziare al meglio.

Buona lettura.

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