Annata N.1 (2008)

Mariateresa Dellaborra
«[…] La partie pourra être remplacée par […]»:
il caso dei notturni op. 38

Nell’ambito del complesso catalogo boccheriniano occupano un ruolo di rilievo le opere che dichiarano apertamente nel frontespizio la possibile sostituzione di qualche strumento.

A volte questa possibilità viene offerta dall’autore stesso, ma in altri casi è ideata dall’editore per rendere maggiormente appetibile il prodotto, per divulgarlo su più ampia scala e forse anche per ampliare il repertorio non particolarmente ricco di qualche timbro specifico.

In questa operazione di scambio, che accondiscendeva tra l’altro l’eclettisimo polistrumentale di molti esecutori, è tuttavia interessante capire come si sia comportato il compositore, ovvero se abbia previsto vere e proprie trasformazioni nella scrittura originale, oppure se fin ab origine si sia preoccupato di scrivere in modo “neutro”, o se infine non abbia curato minimamente di adattare passaggi e tessiture allo strumento indicato in alternativa.

Nel caso di Boccherini vari sono gli esempi che riguardano sia la famiglia degli archi sia dei fiati. Douze nouveaux quintetti pour deux violons, alto, deux violoncelles […] op. 47, G 357; Douze nouveaux quintetti pour deux violons, deux violoncelles et alto, op. 37, G 358; Six quintetti pour deux violons, alto et deux violoncelles, op. 49, G 301-306; Six quintetti inédits pour deux violons, alto et deux violoncelles, op. 50, G 340-345; Collections des quintetti pour deux violons, alto et deux violoncelles, tome Ier, G 265, tutti editi da Pleyel, prevedevano la sostituzione della prima parte di violoncello con l’alto-violoncelle. Oltre a questi non vanno dimenticati i quintetti a due violoncelli (Sei quintetti per due violini, alto et due violoncelli concertanti libro primo op. 12, G 265-270; Sei quintetti per due violini alto et due violoncelli concertanti libro terzo op. 20, G 277-282 e libro sesto op. 23 G 289-294) prospettati dalle edizioni Venier che offrivano invece la possibilità di rimpiazzare il secondo violoncello con una viola o con un fagotto.1

Tale prassi era sollecitata dallo stesso autore, come si può desumere, ad esempio, da questo passo della lettera a Pleyel del 14 novembre 1796:2

Poiché sono sempre stato obbligato a scrivere per due violoncelli, è possibile che ciò non si confaccia alle vostre intenzioni. Vi do dunque piena e ampia facoltà di trasporre la parte del primo violoncello per lo strumento che riterrete più appropriato per facilitarne la vendita; sia una seconda viola, sia un fagotto, etc... ma fatelo voi stesso, perché sono sicuro che ciò, portato a compimento da un maestro come voi, sarà ben fatto come se l’avessi fatto io, se non meglio.


1 Répertorire international des sources musicales (RISM) a/1 Einzeldrucke vor 1800, Kassel, Bärenreiter, 1971, 1, pp. 332-349.

2 Il testo completo è riportato in marco mangani, Luigi Boccherini, Palermo, L’epos, 2006, p. 142, fonte anche per le restanti lettere, ove non altrimenti indicato.