Annata N.1 (2008)

Remigio Coli
Musica e religiosità in Boccherini

Non c'è dubbio che Luigi Boccherini fosse un fervente cattolico. Nell'Ottocento la sua musica spesso è stata vista riflettere spiritualità e religiosità serena, quasi una prefigurazione del Paradiso. A questo possono far pensare connotazioni come «con innocenza» o le frequenti «pastorali». Tuttavia è difficile applicare simili affermazioni alle molteplici indicazioni di «amoroso» o al gran numero di danze popolari, spesso invise alla Chiesa spagnola, di cui è costellata la sua opera

In realtà il problema della sua religiosità è più complesso:1 prendendo le mosse dalla musica vocale, il nostro primo approccio sarà al giovanile oratorio su testo di Metastasio Giuseppe riconosciuto (c. 1765), segnatamente alla drammatica aria in mi bemolle maggiore nella quale la consorte di Giuseppe, la pagana Aseneta, esprime l'angoscia di non poter partecipare alle sicurezze religiose del marito. Eccone il testo:

Nell'orror d'atra foresta
Il timor mi veggo accanto;
Né so quanto ancor mi resta
Dell'incognito sentier.

Nell'aria il compositore mostra una notevole recettività per questa situazione di mancanza di una vera fede, e sembra aver fatto proprio il terrore di Aseneta. Barblan, nel suo saggio sul Giuseppe riconosciuto, scriveva che «la giovanile vena boccheriniana, così fortemente ricettiva di stimoli emotivi, ha centrato in pieno lo stato d'animo del personaggio».2

Passeremo a considerare un altro lavoro vocale, i Villancicos al Nascimiento de Nuestro Señor Jesu Cristo, che Boccherini compose per il Natale del 1783 e che, nell'insieme, costituiscono un'opera unitaria. I villancicos erano composizioni religiose popolari che si avvalevano della lingua volgare (anziché del latino) e di ritmi e melodie del folclore, ed erano per questo invisi alla Chiesa spagnola. La trama è quella classica del Natale. Quattro pastori, due donne e due uomini, avvertiti da un angelo, si recano alla capanna per adorare il Bambin Gesù. Dei pastori il carattere più notevole è quello di Bato, un burbero portato agli eccessi del sentimento. Tutti e quattro portano doni, ma il suo è addirittura un vitello molto grande («un ternero muy grande»). Inoltre, prima di tornare al villaggio, Bato pretende che si cantino le lodi del Salvatore, minacciando altrimenti di ricorrere alle maniere forti.


1 Questo lavoro si avvale di idee esposte all'Istituto Musicale Luigi Boccherini di Lucca il 23 marzo 2005 (Eventi della vita di Boccherini riflessi nella sua musica) e il 23 novembre 2005 al Conservatorio di Fermo (I figli dello Stabat Mater) in occasione di convegni per il bicentenario della morte del compositore.

2 guglielmo barblan, Boccheriniana. I caratteri musicali del Giuseppe riconosciuto, «Rivista Musicale Italiana», xxx/1, 1960, p. 39.