Edizione speciale (2016)

Marco Mangani
Com’è nato il catalogo Gérard

All’origine dei moderni studi boccheriniani ci furono la passione per le arti e il mecenatismo di Germaine Alice Halphen (1884-1975), che nel 1905 aveva sposato il barone Édouard de Rothschild.1 La baronessa amava condurre in proprio ricerche di carattere biografico, ma era pienamente consapevole della necessità di affidarsi a persone competenti per quanto concerneva l’indagine storico-critica; univa a ciò l’inclinazione filantropica, ereditata dalla madre, che la induceva a rivolgersi a dei giovani studiosi meritevoli, offrendo loro tutto il supporto economico e tutti i materiali di cui necessitavano. Una prima esperienza era stata da lei condotta su una collezione di terrecotte del barone, tutte opera di Bernard Palissy (1510-1589).2 In quell’occasione, Germaine de Rothschild si era avvalsa di uno studente della École du Louvre, che dopo approfondite ricerche aveva realizzato un catalogo critico della collezione, affiancandolo a una biografia di Palissy redatta dalla stessa Rothschild3.

Anche l’interesse per Boccherini era nato in Germaine de Rothschild da una vicenda familiare. Nel 1937 la figlia Jacqueline aveva sposato il grande violoncellista russo Gregor Piatigorsky (1903-1976),4 conosciuto due anni prima in negli Stati Uniti, dove si era stabilito dopo un periodo trascorso a Berlino. La cerimonia si era svolta però a Parigi, per desiderio della famiglia Rothschild; tornare periodicamente a Parigi era del resto un desiderio della coppia, che tuttavia dovette rinunciarvi definitivamente allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Piatigorsky considerava Boccherini il massimo compositore di musica per violoncello di tutti i tempi, e riteneva che la sua opera fosse ingiustamente negletta. Ben presto, tuttavia, si era scontrato con le difficoltà connesse ai problemi di autenticità da un lato, e di esatta identificazione dei numeri d’opera dall’altro. Piatigorky, per esempio, era consapevole che la “Sonata in Re maggiore” attribuita a Boccherini, che sarebbe stata da lui stesso incisa nel 1964 assieme a Jascha Heifetz (1901-1987) su richiesta di quest’ultimo, era in realtà un brano spurio. Inoltre, come professore di violoncello presso alcune prestigiose istituzioni accademiche, aveva conosciuto le difficoltà connesse all’individuazione dei brani boccheriniani, che egli intendeva proporre ai propri allievi: non aveva tardato ad accorgersi che uno stesso numero d’opera poteva corrispondere a brani differenti, e viceversa. Quest’esigenza di mettere ordine nella produzione del suo compositore prediletto spinse dunque Piatigorsky a rivolgersi alla suocera, che all’epoca (1956) aveva già settantadue anni, ma era più che mai intenzionata ad affrontare l’impresa. La baronessa si mosse esattamente come aveva fatto nel caso di Palissy: da un lato si impegnò personalmente nelle ricerche biografiche, mentre dall’altro contattò uno studente del Conservatorio per affrontare la ricerca sulle opere. La scelta cadde su Yves Gérard, che ricorda ancora oggi di aver cominciato a lavorare su Boccherini il 1° dicembre 1956. All’epoca Gérard aveva già conseguito la laurea in filosofia all’Università e aveva già frequentato il corso di Storia della Musica del Conservatorio; stava però ancora frequentando, sempre presso il Conservatorio, i corsi di Estetica e di Musicologia. Nel 1957 un nuovo impulso fu dato alle ricerche da una visita di Piatigorsky, che era venuto in Europa per eseguire il Concerto per violoncello che egli stesso aveva commissionato al compositore britannico William Walton (1902-1983): il concerto, composto a Ischia tra il febbraio e l’ottobre del 1956, era stato eseguito dallo stesso Piatigorsky in prima assoluta a Boston il 25 gennaio 1957.

Su Boccherini c’era all’epoca ben poco: solo la monografia di Picquot5 e la lista dei manoscritti autografi inviati a Pleyel, che era conservata presso la Biblioteca Nazionale di Francia. Per fortuna, una ricca collezione di autografi venne alla luce nella collezione dell’Opéra: era la collezione personale di Picquot. Poterono così avviarsi anche le ricerche all’estero: Inghilterra, Belgio, qualcosa dalla Svizzera, etc. Ma naturalmente i problemi più grandi si presentarono con i Paesi che erano allora delle dittature, come la Spagna, il Portogallo e i paesi d’oltre cortina, ivi compresa la città di Berlino. In Spagna, per esempio, a quest’epoca il palazzo reale era vuoto, era difficilissimo ottenere un permesso per entrarvi e la lista dei documenti che esso conteneva non era in ordine alfabetico. Per quanto riguarda le fonti di Berlino (preziose, non dimentichiamolo, perché tra di esse si annoveravano le composizioni inviate da Boccherini al re di Prussia), inizialmente parve inevitabile rinunciarvi, perché secondo la versione ufficiale tutti i manoscritti erano andati distrutti durante la guerra. In seguito però, si venne a sapere che non era così: i manoscritti si trovavano in Russia, il che all’epoca rendeva impossibile consultarli. Quando, nel 1968, il catalogo era pronto per andare in stampa, la baronessa ricevette la notizia che i manoscritti erano rientrati a Berlino.6 La stampa del catalogo fu fermata e Gérard si recò Berlino: era l’epoca del muro, si dovettero aggirare anche i sospetti delle guardie, ma alla fine il lavoro fu completato e il catalogo uscì nel 1969.


1 Su Germaine de Rothschild si veda la notizia biografica completa all’indirizzo https://fr.wikipedia.org/wiki/Germaine_de_Rothschild (ultima consultazione 3 settembre 2016).

2 Su Palissy, artista e naturalista ugonotto, morto in carcere, si veda LEONARD N. AMICO, Bernard Palissy et ses continuateurs : à la recherche du Paradis terrestre, Paris, Flammarion, 1996. L’artista è citato anche da Marcel Proust in Le Côté de Guermantes, parte prima.

3 Bernard Palissy et son école (collection Edouard de Rothschild) : Vie de Bernard Palissy par Germaine de Rothschild; L’art de Palissy et catalogue par Serge Grandjean ; préf. de Pierre Verlet, Paris, Au Pont des Arts, 1952.

4 Su Piatigorsky si veda TERRY KING, Gregor Piatigorsky: The Life and Career of the Virtuoso Cellist, Jefferson nc, McFarland, 2010.

5 LOUIS PICQUOT, Notice sur la vie et les ouvrages de Luigi Boccherini, Paris, Philipp, 1851; poi riproposto come L. PICQUOT, Boccherini. Notes et documents nouveaux par Georges de Saint-Foix, Paris, Legouix, 1930.

6 Sulle fonti berlinesi e sulla bibliografia relativa si veda il saggio di Loukia Drosopoulou ospitato da questa rivista: http://www.boccherinionline.it/annate/n6-2013/drosopoulou-1.php